Settembre hai nuovi obiettivi? Qualcosa è andato storto con quelli di gennaio?
Settembre hai nuovi obiettivi? Vediamo cosa possiamo fare per invertire la “solita routine.
Settembre spesso è il “secondo gennaio” dell’anno.
Torniamo dalle vacanze, ci sentiamo più lucidi, più riposati, più determinati.
E ricominciano le promesse.
“Quest’anno voglio imparare meglio l’inglese.”
“Devo tornare in palestra.”
“Devo organizzarmi meglio.”
“Devo finalmente iniziare a fare marketing seriamente.”
“Devo usare davvero l’Intelligenza Artificiale.”
“Devo trovare più tempo per me.”
Il 2 settembre sembrano tutte decisioni importantissime.
Poi arriva il 20 settembre.
Sono le 9:12 del mattino.
Hai già ricevuto tre telefonate, sette messaggi WhatsApp, un collaboratore ti ha portato un problema urgente, un cliente vuole parlare con te “solo cinque minuti”, il fornitore ha sbagliato una consegna e quella cosa importante che avevi deciso di iniziare a settembre… può aspettare.
Di nuovo.
E in quel momento accade qualcosa che conosco molto bene.
Non abbandoniamo l’obiettivo.
Torniamo semplicemente nella nostra vecchia giornata.
Ed è questo, secondo me, il vero problema.
La trappola della vecchia giornata
Possiamo chiamarla così.
La Trappola della Vecchia Giornata.
È il motivo per cui tantissimi buoni propositi muoiono.
Decidiamo nuovi obiettivi, ma continuiamo a vivere le stesse giornate.
Stesse interruzioni.
Stesse urgenze.
Stesse persone.
Stesse abitudini.
Stesso modo di lavorare.
Stesso modo di decidere.
E allora puoi anche cambiare il traguardo.
Ma se non cambi il percorso, probabilmente arriverai sempre nello stesso posto.
Settembre hai nuovi obiettivi?
È per questo che, prima di scrivere nuovi obiettivi a settembre, io farei una cosa molto meno eccitante ma molto più utile.
Riprenderei quelli di gennaio.
E mi chiederei:
Perché non li ho raggiunti?
Non “cosa devo fare adesso”.
Prima:
cosa mi ha impedito di farlo fino ad oggi?
Perché se quella causa è ancora lì, il nuovo obiettivo farà quasi certamente la stessa fine.
Settembre hai nuovi obiettivi? Prima controlla la tua vitalità
C’è poi un altro parametro che secondo me un imprenditore dovrebbe imparare a controllare.
La propria vitalità.
Non parlo di pensiero positivo.
Parlo di energia reale.
Con quanta energia stai affrontando la tua azienda?
Ti svegli ancora con voglia di costruire, migliorare, creare?
Quando ti svegli alla mattina sei davvero contento di fare ciò che fai tutti i giorni?
Oppure passi le giornate a difenderti dai problemi?
E le persone che hai intorno?
Quando entrano nel tuo ufficio portano idee, soluzioni e possibilità?
Oppure lasciano sulla tua scrivania problemi, tensione e stanchezza?
Un imprenditore guarda il fatturato.
Guarda i margini.
Guarda i costi.
Guarda gli insoluti.
Ma quasi mai misura quanta energia gli rimane a fine giornata.
Eppure è una delle risorse più importanti che possiede.
Se ogni giorno consumi tutta la tua energia in attività che non portano l’azienda nella direzione giusta, prima o poi non ti rimane abbastanza lucidità per fare le scelte importanti.
Ne avevo già parlato in un altro articolo, “Non basta vendere di più. A volte serve fermarsi e pensare.”
Perché a volte il problema dell’imprenditore non è che lavora poco.
È esattamente il contrario.
Lavora così tanto dentro l’azienda da non riuscire più a guardarla da fuori.
Quanto tempo investi davvero nella strategia?
Qui arriviamo a un punto che ritengo fondamentale.
La maggior parte degli imprenditori investe pochissimo tempo nella strategia.
Non soltanto nella strategia commerciale.
Parlo della strategia aziendale.
E, ancora prima, della propria strategia di vita.
Che azienda voglio costruire?
Con quali clienti?
Con quali persone?
Quanto voglio lavorare?
Quali attività voglio continuare a fare personalmente?
Quali invece dovrei eliminare, delegare o semplicemente smettere di fare?
Quali cose mi portano energia?
Quali me la tolgono?
Quali attività stanno realmente portando l’azienda nella direzione desiderata?
E quali continuo a fare soltanto perché “si è sempre fatto così”?
Sono domande importanti.
Forse tra le più importanti.
Eppure quasi sempre vengono affrontate nei ritagli di tempo.
Dopo le email.
Dopo i clienti.
Dopo i fornitori.
Dopo le urgenze.
Dopo tutto.
Quindi, spesso, mai.
C’è poi una cosa ancora più strana
Su quasi tutto ci facciamo aiutare.
Se abbiamo un problema fiscale chiamiamo il commercialista.
Se abbiamo un problema legale chiamiamo l’avvocato.
Se abbiamo un problema tecnico chiamiamo un tecnico.
Ma quando dobbiamo decidere dove portare la nostra azienda e, in parte, la nostra vita, molto spesso facciamo tutto da soli.
Ed è curioso.
Perché da dentro un’azienda alcune cose diventano invisibili.
Ci abituiamo.
Accettiamo dinamiche che forse non dovremmo più accettare.
Tolleriamo attività che non servono.
Continuiamo a dedicare tempo a persone, clienti, riunioni, abitudini e problemi che non ci stanno più portando da nessuna parte.
Da fuori, invece, molte cose si vedono meglio.
Non perché una persona esterna sia necessariamente più brava.
Ma perché non è prigioniera delle stesse abitudini.
Non ha la stessa storia.
Non ha gli stessi condizionamenti.
Può fare domande che noi non ci facciamo più.
Può vedere una strada che noi, da troppo vicino, non vediamo.
Ed è proprio questa la direzione verso cui sto andando sempre di più nel mio lavoro.
Continuo ad occuparmi di marketing, commerciale e acquisizione clienti.
Ma sempre più spesso il lavoro interessante viene prima.
Capire la strategia.
Capire cosa fare.
E soprattutto capire cosa smettere di fare.
Perché spesso il vero miglioramento non nasce dall’aggiungere qualcosa.
Nasce dal togliere.
Togliere attività inutili.
Togliere clienti sbagliati.
Togliere riunioni.
Togliere dispersioni.
Togliere persone che assorbono energia senza creare valore.
Togliere tutto ciò che riempie le giornate ma non avvicina alla direzione desiderata.
Prima del prossimo obiettivo, fai questa verifica
Riprendi gli obiettivi che ti eri dato a gennaio.
Dividili in tre categorie:
Fatto.
Non fatto.
Iniziato e poi abbandonato.
Poi concentrati soprattutto sull’ultima.
E chiediti:
Perché l’ho abbandonato?
“Non avevo tempo” non è una risposta.
Chi si è preso quel tempo?
Cosa si è preso quel tempo?
Quale abitudine?
Quale urgenza?
Quale persona?
Quale tua scelta?
E soprattutto:
se non cambio nulla nelle mie giornate, perché questa volta dovrebbe andare diversamente?
Questa, secondo me, è la vera domanda di settembre.
Non:
“Qual è il mio nuovo obiettivo?”
Ma:
“Che cosa devo cambiare nella mia giornata perché questo obiettivo abbia finalmente una possibilità di sopravvivere?”
Perché gli obiettivi non muoiono il 20 settembre.
Muore lo spazio che avevamo promesso di dedicargli.
E se continuiamo a riempire le nostre giornate nello stesso modo, continueremo a scrivere obiettivi nuovi per ottenere risultati vecchi.
Se invece vuoi prenderti un po’ di tempo per guardare la tua azienda da un punto di vista diverso, ogni tanto organizzo degli incontri online gratuiti e a numero molto ristretto.
Qui trovi la pagina del prossimo evento.
Magari potrebbe essere una buona occasione per fermarti un attimo.
Non per aggiungere un altro obiettivo.
Ma per capire cosa devi togliere affinché quello importante abbia finalmente spazio.
L’amore vince sempre.
Roberto Bonazzi
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