Guadagnare di più o vivere meglio?
Guadagnare di più o vivere meglio questa domanda deve risuonare dentro di noi più spesso, ecco perchè.
Negli ultimi anni mi sono trovato a riflettere sempre più spesso su un tema che, a prima vista, può sembrare filosofico, ma che in realtà è estremamente pratico: l’equilibrio tra il tempo che investiamo per produrre reddito e il tempo che dedichiamo al vero scopo della nostra vita.
Lo dico da persona che lavora da oltre quarant’anni nel marketing e nelle vendite, che ha costruito progetti, seguito centinaia di aziende e continua ancora oggi a innovare, studiare automazioni e intelligenza artificiale. Non sono mai stato uno che demonizza il lavoro. Anzi. Credo profondamente che il lavoro, se fatto bene, sia una forma di realizzazione personale, oltre che economica.
Guadagnare, creare utili, far crescere un’azienda, migliorare i risultati: tutto questo è importante. Molto importante. Perché i risultati economici danno stabilità, libertà di scelta e serenità. Senza una base economica solida, anche i discorsi più spirituali o idealisti rischiano di rimanere parole vuote.
Per tanti anni NON mi sono posto la giusta domanda
Eppure, proprio osservando imprenditori, professionisti e anche me stesso in alcune fasi della vita, ho notato una distorsione silenziosa: l’ossessione per la produttività continua.
Agenda piena. Email senza fine. Riunioni su riunioni. Obiettivi trimestrali, annuali, nuovi progetti, nuove strategie. Sempre di corsa. Sempre concentrati sul “prossimo risultato”. Sempre con la sensazione che non sia mai abbastanza.
La domanda scomoda, però, è questa: abbastanza per cosa?
Guadagnare di più o vivere meglio: cosa risponderesti?
Se lavoriamo 10, 12, 14 ore al giorno, produciamo reddito, accumuliamo risultati, ma non sappiamo nemmeno più perché lo stiamo facendo, allora qualcosa non torna.
Non è equilibrio. È squilibrio ben mascherato da successo.
Io stesso, negli ultimi anni, ho scelto consapevolmente di organizzare il mio lavoro in modo diverso. Continuo a lavorare, continuo a produrre valore, continuo a seguire innovazioni e clienti, ma mi sono preso – e mi prendo – tempo per me.
Tempo reale. Non il tempo “ritagliato”.
Tempo vero per pensare, per vivere, per osservare, per crescere anche come persona, non solo come professionista.
E sai qual è la cosa interessante? I risultati non sono peggiorati.
Anzi, spesso sono migliorati. Perché quando la mente è lucida, quando non sei in modalità sopravvivenza continua, prendi decisioni migliori, comunichi meglio e vedi opportunità che prima ti sfuggivano.
C’è poi un altro aspetto che pochi hanno il coraggio di ammettere: molte persone lavorano tantissimo non perché abbiano uno scopo chiaro, ma proprio per evitare di porsi domande sul senso della propria vita.
Il lavoro diventa una fuga elegante. Socialmente accettata. Applaudita. Ma sempre fuga rimane.
Non sto dicendo che bisogna lavorare poco o rinunciare all’ambizione.
Sarebbe un messaggio sbagliato, soprattutto per imprenditori e professionisti. Sto dicendo qualcosa di diverso: il lavoro deve essere uno strumento, non il fine ultimo.
Se produci utili ma perdi salute, relazioni, serenità e direzione interiore, il conto prima o poi arriva.
Magari non subito. Magari dopo anni. Ma arriva.
Lo vedo spesso: aziende che crescono, fatturati che aumentano, ma persone sempre più stanche, nervose, insoddisfatte.
Esternamente di successo. Internamente disallineate.
La vera domanda, quindi, non è solo “quanto sto guadagnando?”, ma “perché sto guadagnando?” e soprattutto “cosa sto facendo del mio tempo di vita?”.
Perché il tempo è la vera moneta. Il denaro si recupera. Il tempo no.
Guadagnare di più o vivere meglio dovrebbe essere un mantra da ripetersi spesso, perchè ti riporta alla tua giusta dimensione.
Arrivo quindi a una conclusione che oggi sento profondamente mia: è giusto lavorare bene, è giusto puntare a risultati economici importanti, è giusto costruire qualcosa di solido.
Ma se non ci fermiamo mai a chiederci qual è lo scopo della nostra vita, rischiamo di diventare estremamente efficienti… in una direzione che non abbiamo nemmeno scelto consapevolmente.
E in quel caso, permettimi una provocazione, forse siamo produttivi, forse siamo di successo, ma siamo anche, in qualche modo, squilibrati.
Il vero equilibrio non è lavorare meno.
È lavorare con consapevolezza.
Sapere perché lo fai, per chi lo fai e cosa vuoi davvero dalla tua vita.
Tutto il resto – fatturato compreso – diventa una conseguenza, non l’unico obiettivo.
Senza un pò di tempo dedicata alla spiritualità la vita è “un pò sprecata”.
L’amore vince sempre
Roberto Bonazzi
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